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Mi trovo dietro al bancone, intento a compilare la busta lavoro del precedente cliente, quando si apre la porta del negozio ed entra un leggero spiffero che mi fa percepire il gelo là fuori, nel quartiere di Cit Turin. La signora varca l’uscio con una voce squillante e familiare, mi saluta calorosamente, è una delle clienti più affezionate. Mi domanda come sto e fa un commento sulla rigida temperatura che avvolge Torino in questi giorni. E’ una splendida signora, con un viso tondo e zigomi ben evidenti.

Si avvicina al cono di luce che illumina il bancone e progressivamente si lasciano osservare tutte le sfumature del suo volto curato, leggermente truccato, ma dolcemente segnato dagli anni; questo dettaglio tuttavia non fa che aggiungere tenerezza al suo viso gioioso, che trasmette simpatia istantaneamente.

Trovo interessante osservare le persone e immaginare la loro giornata fino al momento del nostro incontro in negozio, aiuta l’empatia, sempre più spesso messa in secondo piano a favore di una visione più incentrata sull’IO E BASTA.

La signora, giunta di fronte a me, orgogliosamente tira fuori dalla sua Kelly una vecchia custodia di occhiali da vista, decisamente consumata sugli angoli, la appoggia sul noce canaletto del bancone, la apre come una conchiglia e mi mostra il contenuto al suo interno: una storica montatura da vista da teatro, segnata da anni di disuso, spesi in un cassetto di qualche armadio sabaudo. Una produzione del Cadore, patria dell’attuale distretto dell’occhiale.

Come un fiume in piena, comincia a raccontarmi di come sia venuta in possesso di questo cimelio di famiglia, che sua nonna usava portare sempre con sé all’interno della affezionata borsetta di coccodrillo, ogni qualvolta che loro due si recavano insieme a teatro. Con un orecchio la ascolto e con un occhio comincio ad osservare la montatura; affascinato dal racconto, mi interesso subito alla storia di quel interessante oggetto, davvero incantevole.
Il motivo della visita in Corso Francia 91 è presto svelato: la cliente mi chiede infatti se sia possibile rimettere in sesto il bel reperto, che ormai ha attratto il mio sguardo come una calamita; dopo averci pensato un po’, accetto il lavoro, guidato dalla passione per questo genere di occhiali.

Saluto la cliente con la promessa di fare del mio meglio, per ripagare la fiducia accordatami.

Una volta tornato solo, mi metto ad osservare con più cura la montatura che si trova nelle mie mani, la giro e la rigiro per focalizzare ogni dettaglio. Mentalmente elaboro la procedura da seguire per il restauro: smontare ogni singolo elemento, lucidare tutto con varie tipologie di setole e teste del trapano, eseguire una pulizia ad ultrasuoni, ricalcare il bisello, rifilettare i fori, burattare e galvanizzare ogni componente per renderlo lucido e anticorrosivo, rivestire il metallo con della vernice trasparente, riverniciare ogni singolo pezzo comprendendo anche le viti, lasciare asciugare il tempo necessario ed infine riassemblare.

Dopo qualche giorno di lavoro certosino nelle pause pranzo, l’occhiale è pronto!

Bellissimo, riportato all’antico splendore come una vecchia Cadillac restaurata.
Lo avvolgo nel panno in microfibra, lo infilo nel sacchetto protettivo trasparente e metto il tutto dentro la busta di lavoro.

Aspetto a momenti la signora per il ritiro della sua montatura da teatro e un po’ emozionato,  spero di aver ripagato l’attesa e la sua fiducia.

Se anche tu, hai una montatura da sistemare, lucidare e riassemblare, per poterle donare una nuova vita, o semplicemente una secolare montatura da rimettere in ordine, per poterla custodire in un cassetto insieme ad altri oggetti di valore o ricordi, passa in negozio, sarò felice di poter analizzare il lavoro insieme a te.

Andrea Beltramo

Line Ottica | Corso Francia 91 | Torino

 

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